05 maggio 2008

THE CIROS



I "The Ciros", complesso musicale cirotano nato nel 1965, divenne ben presto il più famoso gruppo della Calabria con il disco "Un giorno triste", composto dal maestro Cataldo Amoruso.
Vi proponiamo il bellissimo brano "Un giorno triste", tratto dallo stesso album.

29 aprile 2008

Sud, la nuova emigrazione (compresa la nostra)


da Corriere.it

Non c’è stato partito che in campagna elettorale non abbia promesso il rilancio del Mezzogiorno e adesso perfino la Lega, con Roberto Calderoli, dice che «la questione settentrionale non può essere risolta se non si affronta la questione meridionale».

È successo anche che Confindustria, Cgil, Cisl e Uil hanno firmato un nuovo documento comune per il Sud. E, ovviamente, non sono mancati gli appelli degli economisti ad affrontare l’annoso problema delle «due Italie». Ma adesso, dopo il voto, chi si ricorderà di tutto questo?

Le persone in carne e ossa, intanto, cercano in prima persona una soluzione. Che spesso è la nuova migrazione da Sud a Nord. Che, ovvio, non è più quella degli anni Cinquanta e Sessanta, dei contadini poveri e ignoranti che con la valigia di cartone si trasferivano nel triangolo industriale per lavorare in fabbrica. Ma che, se è molto diversa qualitativamente, tocca però le stesse vette numeriche di allora. Ogni anno, infatti, si spostano dalle regioni meridionali verso quelle del Centro-Nord circa 270 mila persone: 120 mila in maniera permanente, 150 mila per uno o più mesi, dice l'istituto di ricerca Svimez. Un dato vicino a quello dei primi anni Sessanta, quando a trasferirsi al Nord erano 295 mila persone l’anno.

Una città intera che si sposta
Parlare di 270 mila uomini e donne che ogni anno vanno da Sud a Nord per lavorare o per studiare significa immaginare una città come Caltanissetta che si sposta tutta intera per trovare un futuro. Anche i contorni economici del fenomeno sono profondamente diversi da quelli del dopoguerra. Allora le rimesse degli emigranti generavano un flusso di risorse discendente, dalle regioni settentrionali a quelle del Mezzogiorno: servivano a mantenere le mogli o i genitori anziani rimasti al paese e magari a mandare avanti i lavori per costruire o ampliare la casa.

Oggi, al contrario, i soldi risalgono la Penisola, per sostenere gli studenti meridionali nelle Università del Nord o i lavoratori precari che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese, ma che tirano avanti con l’aiuto delle famiglie d’origine (comprese le pensioni dei nonni) con l’obiettivo di raggiungere poi il contratto a tempo indeterminato.

Il trend consolidato
Al ministero dello Sviluppo Economico, il viceministro Sergio D’Antoni ha stimato con i suoi tecnici che si arriva a circa 10 miliardi di euro che per tutti questi motivi (compreso il mancato sviluppo nel Sud) «emigrano» ogni anno dal Mezzogiorno al Nord. Il che non è esattamente il massimo per un Paese che dovrebbe ridurre le distanze tra le due Italie.

Spiega Delio Miotti (Svimez) che da tempo studia la nuova migrazione: «Negli ultimi anni si sta consolidando un trend: più di 120 mila persone all’anno si spostano dal Sud nelle regioni del Centro-Nord cambiando residenza. Sono in gran parte giovani, tra i 20 e i 45 anni, diplomati, ma uno su cinque è laureato. A questi bisogna aggiungere altri 150 mila che si trasferiscono al Nord come pendolari di lungo periodo, cioè per almeno un mese. Sono studenti o lavoratori temporanei che non si possono trasferire stabilmente perché non hanno un reddito sufficiente per mantenersi e per portare la loro famiglia nelle regioni settentrionali, dove la vita è più cara ».

Ma se è così, perché questa emigrazione non fa più notizia? «Perché chi emigra —risponde D’Antoni— non ha problemi d’integrazione con la realtà del Nord: spesso è un giovane che usa Internet e parla inglese come i suoi coetanei settentrionali. Non diventa quindi un caso sociale, come negli anni Cinquanta.

Quella di adesso è perciò un’emigrazione invisibile, silenziosa ». Eppure ci sono comuni che lentamente si vanno svuotando delle energie migliori. Quelli a più alto tasso migratorio (intorno all’8 per mille annuo) sono in Calabria: Cirò, Petilia Policastro, Dinami, Rocca Imperiale. La zona di Cirò, in provincia di Crotone, tra il ’91 e il 2006 ha visto un calo di popolazione del 34% circa.

I giovani studenti
Se ne vanno parecchi giovani per studiare nelle Università del Centro- Nord: 151mila nell’anno accademico 2005-2006. Più di 36 mila sono partiti dalla Puglia, 25 mila dalla Calabria, 24 mila dalla Sicilia, 23 mila dalla Campania. Una parte di questi non torneranno più indietro. L’agenzia governativa Italia Lavoro ha calcolato che a fronte di 67 mila neo-laureati del Sud previsti in ingresso nel mercato del lavoro nel 2007, le imprese industriali e dei servizi del Mezzogiorno hanno espresso, nello stesso anno, una domanda di laureati pari a 12.390 unità, il 16,4% del totale. Anche se si sommano i neolaureati richiesti dalla pubblica amministrazione e dal lavoro autonomo, si può stimare che circa la metà dei giovani che si laureano nelle regioni meridionali è di troppo rispetto alla domanda locale. Nessuna meraviglia, conclude quindi Italia Lavoro, se questi giovani cercano lavoro altrove e se il 60% dei meridionali che si laurea al Nord, vi rimane anche dopo la laurea. Per necessità, più che per scelta.

Gli incentivi
Ora non ci sarebbe niente di male se questo fenomeno fosse indice di una società mobile, all’americana. Il fatto è che in Italia questo movimento è a senso unico, con un progressivo impoverimento del Mezzogiorno. Per combattere questo trend i vari governi hanno provato a incentivare fiscalmente le assunzioni nel Sud. Nell’ultima Finanziaria è stato inserito anche un bonus di 400 euro al mese per sei mesi per i neolaureati che svolgono stage nelle imprese del Sud che, se poi li assumono, ricevono un contributo di 3 mila euro. Il meccanismo sta funzionando, afferma D’Antoni. Ma non è solo un problema di incentivi. Paolo Sylos Labini, il grande economista morto nel 2005, che amava il Mezzogiorno, ripeteva che la questione meridionale prima ancora che economica è una questione civile. In altri termini, non è solo la domanda di lavoro qualificato che deve aumentare, ma devono migliorare anche le condizioni generali di vivibilità, dal funzionamento della pubblica amministrazione al controllo del territorio da parte dello Stato contro la criminalità. Altrimenti, in silenzio, i migliori se ne vanno.

Enrico Marro
23 aprile 2008

24 aprile 2008

La nuova rubrica "ProgettoLavoro"



Nasce la nuova rubrica "ProgettoLavoro".

Periodicamente saranno inserite offerte di lavoro e di formazione nella provincia di Crotone.
E non solo.

10 Addetti front office bancari
3 ottici
Volantinaggio occasionale
Generics Sales Specialist
Recupero crediti stragiudiziale
Tecnici Venditori Hilti

26 marzo 2008

LIMITI O RISORSE LE POLITICHE PUBBLICHE IN CALABRIA?



Le politiche pubbliche che hanno caratterizzato la storia del Mezzogiorno e, in particolar modo, della Calabria si sono basate sulla convinzione che solo un intervento esogeno e “dall’alto” sarebbe stato in grado di promuovere in maniera efficace lo sviluppo economico.

Visione, questa, che ha privilegiato gli aspetti economici e ha condotto a sottovalutare l’importanza dei fattori istituzionali per lo sviluppo.

Il dibattito che si vuole aprire è se l’intervento statale ha determinato o no l’avvio di un reale processo di sviluppo regionale e se agli interventi economici promossi dallo Stato e dalla Comunità Europea è corrisposta un’adeguata capacità delle amministrazioni locali di recepire il cambiamento e di adeguarlo alle condizioni preesistenti.

Tutto questo considerando le nuove fonti di finanziamento in arrivo (P.O.R. Calabria 2007/2013) e l’incombente “distruzione creatrice” degli eventi politici/elettorali del 13 e 14 aprile prossimo.


Francesco Lerose - Cirò -

17 marzo 2008

La sentita mail inviataci dal Sig. Francesco Mazza



Stimato Direttore,
con la presente Le chiedo ospitalità nel suo giornale per parteciparle, laddove lo ritenesse opportuno, le vicende di coloro i quali hanno denunziato la ndrangheta e che, fuggiti per non perire, sono ora nella posizione di” latitanti forzati – volontari”e “Esiliati dal potere occulto”.
Sono Francesco Mazza, papà di Valentina, Ernesto ed Anna , titolari del fù Ristorante “Al Valantain” di S.Trada (Villa San Giovanni) RC – ubicato in un sito dove la natura si è veramente sbizzarrita come bellezza e scenari -a pochi km da RC-
Mi sono chiesto infinite volte, perché nella mia vita ormai sono infinite le occasioni, dove risiede il senso della speranza e dell’attesa, quando ti trovi nel mezzo del dolore, e dell’orrore, della disperazione, in una solitudine e nell’ emarginazione totale, se ne è valso veramente la pena vivere 18 mesi di indicibile inirracontabile stressante vita in una solitudine
Indicibile.
Le domando e mi domando perché la solitudine?
Essa è per tanti versi più terribile della ndrangheta stessa. E se la speranza e l’attesa, avendo lì un luogo, avessero anche parole per esprimerle che non fossero stupide banalità di circostanza, ma parole di verità; perché la speranza, è verità o non lo è !!
Ma mi domando può fare qualcosa il governo o lo stato, quando la massa del popolo è lontana, distratta sonnolente?
Allontanati tacitamente, da uno Stato impotente, sbattuti in una realtà,per amore di Dio anche migliore, improvvisamente lasciati in una solitudine che come un anaconda ha avviluppato tutta la famiglia; eccoci adesso agnelli azzannati dai lupi, i lupi che sono stati e rimangono forti a tutto. Eccoci colpevolizzati e perseguiti dallo Stato, si quello Stato a cui con tanta fiducia ci siamo rivolti per tutelarci, ed al quale certamente senza alcuna remore mi rivolgerei e mi rivolgo ancora.
Lo stato di diritto, lo Stato che ci ha sempre detto e in questi tempi urla “io ci sono!” ma che tante volte nelle sue peripezie sonnecchia.
La nostra partenza avrà fatto pensare a qualche buontempone che la famiglia Mazza ha preso i…..soldi di questo Stato , orbene dal suo giornale a cui io chiedo ospitalità le confermo che dalle vicende “Al Valantain” o da altro; la mia famiglia non ha percepito nessun euro, in contraltare ha ricevuto notifiche d’istanza fallimentare- solleciti con ingiunzioni e avvisi di garanzia per calunnia, istanze dalla banca,si quella banca che appurate le ns determinazioni a denunziare le minacce da ignoti, con grande fretta convocò mia figlia titolare del conto per parteciparLe la chiusura del conto in quanto “CLIENTE A RISCHIO”…ma siamo seri, diciamo a tutti compreso il Dr. Montezemolo e le Ass.ni Industriali, quando scegli di essere dalla parte dei giusti diventi appestato, infame(come si dice da noi) e SEI SOLO!! Si SOLO contro tutti , e con l’indigenza del vivere quotidiano che ti stritola. Dicano piuttosto, e di questo mi appello a Lei ,Stimato Direttore che cosa è la” legge 44/99 ” cosa effettivamente garantisce a chi decide di denunziare quali i suoi sviluppi concreti a tutela del denunziante-nessuna o quasi rispecchia le grandi frasi apposte su manifesti in ogni caserma dei CC. Polizia o GDF-
Tutto ciò concorda con quanto predetto sempre dagli uomini politici di quello STATO, che in ordine di tempo si affacciano, secondo la gravità delle circostanze ,di fatti delittuosi, in CALABRIA,- “Denunziate e non sarete soli lo Stato sarà con voi” , e spesso elargiscono bellissime corone di fiori o pomposi funerali di stato (sic!) sempre spesso ahimè ..a futura memoria.
Finiamola con gli editti o con le passerelle in televisione,e con tutti questi esperti che pontificano , ma che ne sanno della verità? Della moltov lanciata dentro con te e la tua famiglia con le pallottole a casa con gli attentati quasi giornalieri con statue incappiate o con attese ad appuntamenti in sperdute piazzole dell’Aspromonte??????? E tanto altro ancora..
Mi dica Direttore, è giusto tutto ciò? dopo 18 mesi di lotta e tribolazioni con vessazioni minacce e terrore subite da tutta la mia famiglia da un ignoto nemico? E soltanto per aver detto NO! E mi creda lo ripeterei ,- all’arroganza .
Lo stato in questa circostanza credo abbia perso, si il silenzio anche da parte dello Stato questo non lo annoveravo assolutamente, i miei figli ,tutti insieme ,avevano creato una propria attività investito un gruzzoletto speravano di poter lavorare in pace, in fondo non era altro che un semplice ristorante, si un semplice ristorante in un posto dove adesso campeggiano i grandi capannoni dell’A3 e a conferma dei tempi mi conferma, il perchè il locale non è stato bruciato o fatto saltare.
E’ giusto infine parteciparLe che la somma degli anni dei miei figli, neofiti imprenditori, è di 73 anni complessivi ….. e per lo Stato sono protestati e vicini al fallimento…!e che la mia giovane prima figlia a causa delle tensioni vissute ha abortito della creatura che portava in grembo.
La presente , dopo quasi due anni di silenzio è dovuta alla rabbia alla violenza cui mi sento oggetto alla luce degli ultimi eventi , “onore alla Mafia con fiction, spazi incredibili a soggetti che meriterebbero solo l’applicazione delle leggi dello Stato.
La storia del Ristorante Al Valantain, documentata, è avallata da due cartoni di “cartacce”è stata riportata dai mass media nazionali e locali , Rai international e SKY. Digiti -Al Valantain su internet e vedrà.
Gradisca anche ricevere con la presente, a riparo dei buontemponi che sono sempre tanti.. , che: La famiglia MAZZA non ha inteso non intende e non intenderà MAI avere denaro dallo STATO avrebbe gradito viceversa la Sua presenza e la Sua tutela e non la solitudine cui ci siamo trovati, la Grandissima riconoscenza Và ad imperituro ad un operatore industriale , si un cittadino, che con grande trascendo di solidarietà ci ha accolti, dato un lavoro,una casa e la tranquillità facendoci riconquistare la dignità ci tutela; si il “Supplente di uno Stato” che nei fatti concreti e giornalieri dei suoi “ non Eroi ma disperati” è latitante.!!!
Grazie per l’ospitalità che vorrà dare a questa Storia.

Francesco MAZZA

06 marzo 2008

Il video di GEPPO9160 : "Lo scempio"


Cari amici,

navigando su YouTube mi sono imbattuo in questo video, "Lo scempio", girato e inserito da Geppo9160.

Ho trovato particolarmente interessante inserirlo nel nostro blog, e guardandolo ne capirete il perchè...

01 marzo 2008

L'ANTIC DICIVN....



Proverbi ed espressioni di saggezza popolare.

Scrivi anche tu una perla di saggezza per non dimenticare mai insegnamenti e tradizioni culturali che rappresentano memoria storica e patrimonio culturale di noi tutti...

....chidd cu un vò all'ort ti nascia, te mangiar l'erba ca nun t'appetiscia...

di Arcangelo Longo

26 febbraio 2008

LA 'NDRANGHETA COME AL-QAEDA: cosa ne pensi?



La 'ndrangheta calabrese nelle sue trasformazioni che la hanno ormai resa una ''delle grandi Holding economico-criminali della globalizzazione'' assomiglia sempre piu' ad Al Qaeda condividendone una ''analogha struttura tentacolare priva di una direzione strategica ma caratterizzata da una sorta di intelligenza organica''.

Queste sono le parole usate dalla prima relazione della commissione parlamentare antimafia dedicata quest’anno all’approfondimento del fenomeno ‘ndranghetistico.

Libere le idee, liberi i pensieri, libere le parole… dì la tua su tale affermazione, come sempre, qualunque sia la tua opinione.

Giuseppe Ferraro

06 febbraio 2008

NO COMMENT!!!!







…O forse di commenti ce ne sarebbero tanti da fare!

In questo momento da collega di “Rosamaria”,mi sento troppo offeso e indignato per commentare!

COMINCIATE VOI …Amici miei!

Cataldo Ferraro.

11 gennaio 2008

2 PARCHI EOLICI A CIRO'





Il Sindaco di Cirò, Mario Caruso, nel corso del consiglio comunale ha annunciato la futura costruzione di un nuovo parco eolico a Cirò e l'ampliamento di un'altro già approvato sulla carta.

Due parchi eolici dunque.

La motivazione principale di questa scelta, dalle parole del Sindaco, sta tutta nel ritorno economico che quest'impianto, anzi questi due, porteranno potenzialmente nelle casse del comune.

Personalmente non amo l'energia eolica. Anzi non mi piace proprio. Ma attenzione, la mia valutazione non è quella sull'energia eolica in sè, in quanto fonte rinnovabile, che anzi apprezzo, ma sulla scelta di ubicare un impianto in un determinato territorio. Si perchè un impianto di questo genere è veramente molto invasivo. E cambia completamente il volto di un paesaggio (Vedi fotografie. Le pale eoliche sono alte in media 120 metri!!!!).

Allora penso...come si può pensare di promuovere un territorio per attrarre più turisti se poi se ne distrugge il paesaggio? E' giusto quindi preferire un ritorno economico a breve-medio termine rispetto ad una prospettiva economica di lungo termine incentrata sulla valorizzazione estetica del territorio e quindi del turismo?
E perché non puntare magari su un'altra energia alternativa, quella solare, che di sicuro è molto ma molto meno invasiva?

E' da considerare inoltre che ancora aperte sono le discussioni riguardanti l'effettiva capacità di produrre un quantitativo di energia tale da giustificare l'investimento e quelle riguardanti l'impatto ambientale.

Mi piacerebbe conoscere il vostro parere a riguardo.

Natale Martucci

23 dicembre 2007

AUGURI DI BUONE FESTE



Carissimi Soci e amici tutti,

auguro a voi e alle vostre famiglie il Natale che più desiderate e delle feste meravigliose!

Con affetto

Natale Martucci

29 novembre 2007

A Lamezia Terme la notte è arancio


ROMA - Teatro, musica, mostre e si va avanti per tutta la notte. Questa volta però il bianco non c'entra: è arancio - come il colore dei monaci buddisti - la notte che Lamezia Terme dedica l'1 dicembre alla solidarietà con il popolo birmano in lotta per diritti umani. L'iniziativa è promossa dal comune della città calabrese insieme alle associazioni nazionali Libera e Amnesty International, con altre associazioni a livello locale - Pax Christi, Avviso Pubblico e Caritas - e coinvolge molti artisti nazionali e tanti gruppi calabresi e meridionali: da Ascanio Celestini a Daniele Silvestri, dai Tete de Bois ad Andrea Rivera, da Rocco Barbaro a Ulderico Pesce, solo per nominarne alcuni.

Nella cornice del centro storico di Nicastro, con i suoi palazzi settecenteschi, la festa va avanti dalle 21 di sabato alle 4 del mattino di domenica 2 dicembre: una maratona artistica per esprimere solidarietà a tutti i popoli oppressi, prendendo ad esempio la lotta non violenta del popolo birmano. E' la prima iniziativa del genere in Europa. Ma perché proprio a Lamezia? "Si farà qui da noi, in una città oppressa dalla mafia, con un consiglio comunale sciolto due volte per mafia, per dare un segnale. C'è un grande impegno per la legalità democratica, una voglia di ribellione contro ogni tipo di criminalità organizzata e violenta" dice Tonino Perna, docente di sociologia all'Università di Messina, uno degli ideatori. La notte arancio proporrà testimonianze di artisti, uomini e donne del mondo della cultura e dello spettacolo, e vedrà la partecipazione di alcuni monaci birmani protagonisti della mobilitazione, nella prima delle 500 iniziative nazionali programmate a sostegno della protesta dei monaci.
Migliaia di chilometri separano Rangoon da Lamezia, ma il messaggio che si vuole mandare è unico: non cedere ad ogni tipo di oppressione. E se qualcuno ci vede una vena polemica con la notte bianca romana, sbaglia. "Assolutamente no, la nostra è una cosa totalmente diversa" assicura Perna. "Anche noi avremo tanti spettacoli gratuiti, ma all'insegna della solidarietà internazionale".

L'idea è nata alla marcia da Perugia ad Assisi organizzata dalla Tavola della Pace. "In particolare dalla testimonianza di un sindacalista rappresentante del governo birmano in esilio. Le sue parole ci hanno riportato ad una situazione durissima che va avanti da troppi anni, su cui i riflettori della cronaca si spengono sempre velocemente" ricorda don Tonio Dall'Olio, vicepresidente nazionale di Libera, l'associazione fondata da don Ciotti contro le mafie. La festa di Lamezia è quindi un modo per tenere viva l'attenzione su una dittatura militare che da 45 anni nega i diritti di base a 51 milioni di cittadini, sopprime con la violenza le proteste pacifiche dei monaci e tiene agli arresti domiciliari la leader dell'opposizione, premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi.

Ma quella birmana non è la sola emergenza da ricordare. La domenica dopo la notte arancione, il 2 dicembre, partono una serie di workshop dedicati ad altre aree del mondo critiche, dalla Palestina all'Iraq al Darfur. Si parla anche di violazione dei diritti umani ed informazione, di usura e racket. Arte e divertimento, quindi, per far riflettere in una terra come la Calabria, "che di problemi ne ha" spiega Dall'Olio, ma che non vuole far finta di niente.

L'iniziativa, per il sindaco Gianni Speranza, non deve rimanere isolata "perché il comune, con il supporto delle ong, vuole portare davanti al mondo un'altra immagine di Lamezia che non sia solo terra di mafia e immigrazione. Lamezia è anche vivace, capace di proporre cose nuove, positive. Su questo vogliamo scommettere e investire". E perché "quando di perde la libertà in un luogo, è un pezzo di libertà che perdiamo tutti".