26 marzo 2008

LIMITI O RISORSE LE POLITICHE PUBBLICHE IN CALABRIA?



Le politiche pubbliche che hanno caratterizzato la storia del Mezzogiorno e, in particolar modo, della Calabria si sono basate sulla convinzione che solo un intervento esogeno e “dall’alto” sarebbe stato in grado di promuovere in maniera efficace lo sviluppo economico.

Visione, questa, che ha privilegiato gli aspetti economici e ha condotto a sottovalutare l’importanza dei fattori istituzionali per lo sviluppo.

Il dibattito che si vuole aprire è se l’intervento statale ha determinato o no l’avvio di un reale processo di sviluppo regionale e se agli interventi economici promossi dallo Stato e dalla Comunità Europea è corrisposta un’adeguata capacità delle amministrazioni locali di recepire il cambiamento e di adeguarlo alle condizioni preesistenti.

Tutto questo considerando le nuove fonti di finanziamento in arrivo (P.O.R. Calabria 2007/2013) e l’incombente “distruzione creatrice” degli eventi politici/elettorali del 13 e 14 aprile prossimo.


Francesco Lerose - Cirò -

17 marzo 2008

La sentita mail inviataci dal Sig. Francesco Mazza



Stimato Direttore,
con la presente Le chiedo ospitalità nel suo giornale per parteciparle, laddove lo ritenesse opportuno, le vicende di coloro i quali hanno denunziato la ndrangheta e che, fuggiti per non perire, sono ora nella posizione di” latitanti forzati – volontari”e “Esiliati dal potere occulto”.
Sono Francesco Mazza, papà di Valentina, Ernesto ed Anna , titolari del fù Ristorante “Al Valantain” di S.Trada (Villa San Giovanni) RC – ubicato in un sito dove la natura si è veramente sbizzarrita come bellezza e scenari -a pochi km da RC-
Mi sono chiesto infinite volte, perché nella mia vita ormai sono infinite le occasioni, dove risiede il senso della speranza e dell’attesa, quando ti trovi nel mezzo del dolore, e dell’orrore, della disperazione, in una solitudine e nell’ emarginazione totale, se ne è valso veramente la pena vivere 18 mesi di indicibile inirracontabile stressante vita in una solitudine
Indicibile.
Le domando e mi domando perché la solitudine?
Essa è per tanti versi più terribile della ndrangheta stessa. E se la speranza e l’attesa, avendo lì un luogo, avessero anche parole per esprimerle che non fossero stupide banalità di circostanza, ma parole di verità; perché la speranza, è verità o non lo è !!
Ma mi domando può fare qualcosa il governo o lo stato, quando la massa del popolo è lontana, distratta sonnolente?
Allontanati tacitamente, da uno Stato impotente, sbattuti in una realtà,per amore di Dio anche migliore, improvvisamente lasciati in una solitudine che come un anaconda ha avviluppato tutta la famiglia; eccoci adesso agnelli azzannati dai lupi, i lupi che sono stati e rimangono forti a tutto. Eccoci colpevolizzati e perseguiti dallo Stato, si quello Stato a cui con tanta fiducia ci siamo rivolti per tutelarci, ed al quale certamente senza alcuna remore mi rivolgerei e mi rivolgo ancora.
Lo stato di diritto, lo Stato che ci ha sempre detto e in questi tempi urla “io ci sono!” ma che tante volte nelle sue peripezie sonnecchia.
La nostra partenza avrà fatto pensare a qualche buontempone che la famiglia Mazza ha preso i…..soldi di questo Stato , orbene dal suo giornale a cui io chiedo ospitalità le confermo che dalle vicende “Al Valantain” o da altro; la mia famiglia non ha percepito nessun euro, in contraltare ha ricevuto notifiche d’istanza fallimentare- solleciti con ingiunzioni e avvisi di garanzia per calunnia, istanze dalla banca,si quella banca che appurate le ns determinazioni a denunziare le minacce da ignoti, con grande fretta convocò mia figlia titolare del conto per parteciparLe la chiusura del conto in quanto “CLIENTE A RISCHIO”…ma siamo seri, diciamo a tutti compreso il Dr. Montezemolo e le Ass.ni Industriali, quando scegli di essere dalla parte dei giusti diventi appestato, infame(come si dice da noi) e SEI SOLO!! Si SOLO contro tutti , e con l’indigenza del vivere quotidiano che ti stritola. Dicano piuttosto, e di questo mi appello a Lei ,Stimato Direttore che cosa è la” legge 44/99 ” cosa effettivamente garantisce a chi decide di denunziare quali i suoi sviluppi concreti a tutela del denunziante-nessuna o quasi rispecchia le grandi frasi apposte su manifesti in ogni caserma dei CC. Polizia o GDF-
Tutto ciò concorda con quanto predetto sempre dagli uomini politici di quello STATO, che in ordine di tempo si affacciano, secondo la gravità delle circostanze ,di fatti delittuosi, in CALABRIA,- “Denunziate e non sarete soli lo Stato sarà con voi” , e spesso elargiscono bellissime corone di fiori o pomposi funerali di stato (sic!) sempre spesso ahimè ..a futura memoria.
Finiamola con gli editti o con le passerelle in televisione,e con tutti questi esperti che pontificano , ma che ne sanno della verità? Della moltov lanciata dentro con te e la tua famiglia con le pallottole a casa con gli attentati quasi giornalieri con statue incappiate o con attese ad appuntamenti in sperdute piazzole dell’Aspromonte??????? E tanto altro ancora..
Mi dica Direttore, è giusto tutto ciò? dopo 18 mesi di lotta e tribolazioni con vessazioni minacce e terrore subite da tutta la mia famiglia da un ignoto nemico? E soltanto per aver detto NO! E mi creda lo ripeterei ,- all’arroganza .
Lo stato in questa circostanza credo abbia perso, si il silenzio anche da parte dello Stato questo non lo annoveravo assolutamente, i miei figli ,tutti insieme ,avevano creato una propria attività investito un gruzzoletto speravano di poter lavorare in pace, in fondo non era altro che un semplice ristorante, si un semplice ristorante in un posto dove adesso campeggiano i grandi capannoni dell’A3 e a conferma dei tempi mi conferma, il perchè il locale non è stato bruciato o fatto saltare.
E’ giusto infine parteciparLe che la somma degli anni dei miei figli, neofiti imprenditori, è di 73 anni complessivi ….. e per lo Stato sono protestati e vicini al fallimento…!e che la mia giovane prima figlia a causa delle tensioni vissute ha abortito della creatura che portava in grembo.
La presente , dopo quasi due anni di silenzio è dovuta alla rabbia alla violenza cui mi sento oggetto alla luce degli ultimi eventi , “onore alla Mafia con fiction, spazi incredibili a soggetti che meriterebbero solo l’applicazione delle leggi dello Stato.
La storia del Ristorante Al Valantain, documentata, è avallata da due cartoni di “cartacce”è stata riportata dai mass media nazionali e locali , Rai international e SKY. Digiti -Al Valantain su internet e vedrà.
Gradisca anche ricevere con la presente, a riparo dei buontemponi che sono sempre tanti.. , che: La famiglia MAZZA non ha inteso non intende e non intenderà MAI avere denaro dallo STATO avrebbe gradito viceversa la Sua presenza e la Sua tutela e non la solitudine cui ci siamo trovati, la Grandissima riconoscenza Và ad imperituro ad un operatore industriale , si un cittadino, che con grande trascendo di solidarietà ci ha accolti, dato un lavoro,una casa e la tranquillità facendoci riconquistare la dignità ci tutela; si il “Supplente di uno Stato” che nei fatti concreti e giornalieri dei suoi “ non Eroi ma disperati” è latitante.!!!
Grazie per l’ospitalità che vorrà dare a questa Storia.

Francesco MAZZA

06 marzo 2008

Il video di GEPPO9160 : "Lo scempio"


Cari amici,

navigando su YouTube mi sono imbattuo in questo video, "Lo scempio", girato e inserito da Geppo9160.

Ho trovato particolarmente interessante inserirlo nel nostro blog, e guardandolo ne capirete il perchè...

01 marzo 2008

L'ANTIC DICIVN....



Proverbi ed espressioni di saggezza popolare.

Scrivi anche tu una perla di saggezza per non dimenticare mai insegnamenti e tradizioni culturali che rappresentano memoria storica e patrimonio culturale di noi tutti...

....chidd cu un vò all'ort ti nascia, te mangiar l'erba ca nun t'appetiscia...

di Arcangelo Longo

26 febbraio 2008

LA 'NDRANGHETA COME AL-QAEDA: cosa ne pensi?



La 'ndrangheta calabrese nelle sue trasformazioni che la hanno ormai resa una ''delle grandi Holding economico-criminali della globalizzazione'' assomiglia sempre piu' ad Al Qaeda condividendone una ''analogha struttura tentacolare priva di una direzione strategica ma caratterizzata da una sorta di intelligenza organica''.

Queste sono le parole usate dalla prima relazione della commissione parlamentare antimafia dedicata quest’anno all’approfondimento del fenomeno ‘ndranghetistico.

Libere le idee, liberi i pensieri, libere le parole… dì la tua su tale affermazione, come sempre, qualunque sia la tua opinione.

Giuseppe Ferraro

06 febbraio 2008

NO COMMENT!!!!







…O forse di commenti ce ne sarebbero tanti da fare!

In questo momento da collega di “Rosamaria”,mi sento troppo offeso e indignato per commentare!

COMINCIATE VOI …Amici miei!

Cataldo Ferraro.

11 gennaio 2008

2 PARCHI EOLICI A CIRO'





Il Sindaco di Cirò, Mario Caruso, nel corso del consiglio comunale ha annunciato la futura costruzione di un nuovo parco eolico a Cirò e l'ampliamento di un'altro già approvato sulla carta.

Due parchi eolici dunque.

La motivazione principale di questa scelta, dalle parole del Sindaco, sta tutta nel ritorno economico che quest'impianto, anzi questi due, porteranno potenzialmente nelle casse del comune.

Personalmente non amo l'energia eolica. Anzi non mi piace proprio. Ma attenzione, la mia valutazione non è quella sull'energia eolica in sè, in quanto fonte rinnovabile, che anzi apprezzo, ma sulla scelta di ubicare un impianto in un determinato territorio. Si perchè un impianto di questo genere è veramente molto invasivo. E cambia completamente il volto di un paesaggio (Vedi fotografie. Le pale eoliche sono alte in media 120 metri!!!!).

Allora penso...come si può pensare di promuovere un territorio per attrarre più turisti se poi se ne distrugge il paesaggio? E' giusto quindi preferire un ritorno economico a breve-medio termine rispetto ad una prospettiva economica di lungo termine incentrata sulla valorizzazione estetica del territorio e quindi del turismo?
E perché non puntare magari su un'altra energia alternativa, quella solare, che di sicuro è molto ma molto meno invasiva?

E' da considerare inoltre che ancora aperte sono le discussioni riguardanti l'effettiva capacità di produrre un quantitativo di energia tale da giustificare l'investimento e quelle riguardanti l'impatto ambientale.

Mi piacerebbe conoscere il vostro parere a riguardo.

Natale Martucci

23 dicembre 2007

AUGURI DI BUONE FESTE



Carissimi Soci e amici tutti,

auguro a voi e alle vostre famiglie il Natale che più desiderate e delle feste meravigliose!

Con affetto

Natale Martucci

29 novembre 2007

A Lamezia Terme la notte è arancio


ROMA - Teatro, musica, mostre e si va avanti per tutta la notte. Questa volta però il bianco non c'entra: è arancio - come il colore dei monaci buddisti - la notte che Lamezia Terme dedica l'1 dicembre alla solidarietà con il popolo birmano in lotta per diritti umani. L'iniziativa è promossa dal comune della città calabrese insieme alle associazioni nazionali Libera e Amnesty International, con altre associazioni a livello locale - Pax Christi, Avviso Pubblico e Caritas - e coinvolge molti artisti nazionali e tanti gruppi calabresi e meridionali: da Ascanio Celestini a Daniele Silvestri, dai Tete de Bois ad Andrea Rivera, da Rocco Barbaro a Ulderico Pesce, solo per nominarne alcuni.

Nella cornice del centro storico di Nicastro, con i suoi palazzi settecenteschi, la festa va avanti dalle 21 di sabato alle 4 del mattino di domenica 2 dicembre: una maratona artistica per esprimere solidarietà a tutti i popoli oppressi, prendendo ad esempio la lotta non violenta del popolo birmano. E' la prima iniziativa del genere in Europa. Ma perché proprio a Lamezia? "Si farà qui da noi, in una città oppressa dalla mafia, con un consiglio comunale sciolto due volte per mafia, per dare un segnale. C'è un grande impegno per la legalità democratica, una voglia di ribellione contro ogni tipo di criminalità organizzata e violenta" dice Tonino Perna, docente di sociologia all'Università di Messina, uno degli ideatori. La notte arancio proporrà testimonianze di artisti, uomini e donne del mondo della cultura e dello spettacolo, e vedrà la partecipazione di alcuni monaci birmani protagonisti della mobilitazione, nella prima delle 500 iniziative nazionali programmate a sostegno della protesta dei monaci.
Migliaia di chilometri separano Rangoon da Lamezia, ma il messaggio che si vuole mandare è unico: non cedere ad ogni tipo di oppressione. E se qualcuno ci vede una vena polemica con la notte bianca romana, sbaglia. "Assolutamente no, la nostra è una cosa totalmente diversa" assicura Perna. "Anche noi avremo tanti spettacoli gratuiti, ma all'insegna della solidarietà internazionale".

L'idea è nata alla marcia da Perugia ad Assisi organizzata dalla Tavola della Pace. "In particolare dalla testimonianza di un sindacalista rappresentante del governo birmano in esilio. Le sue parole ci hanno riportato ad una situazione durissima che va avanti da troppi anni, su cui i riflettori della cronaca si spengono sempre velocemente" ricorda don Tonio Dall'Olio, vicepresidente nazionale di Libera, l'associazione fondata da don Ciotti contro le mafie. La festa di Lamezia è quindi un modo per tenere viva l'attenzione su una dittatura militare che da 45 anni nega i diritti di base a 51 milioni di cittadini, sopprime con la violenza le proteste pacifiche dei monaci e tiene agli arresti domiciliari la leader dell'opposizione, premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi.

Ma quella birmana non è la sola emergenza da ricordare. La domenica dopo la notte arancione, il 2 dicembre, partono una serie di workshop dedicati ad altre aree del mondo critiche, dalla Palestina all'Iraq al Darfur. Si parla anche di violazione dei diritti umani ed informazione, di usura e racket. Arte e divertimento, quindi, per far riflettere in una terra come la Calabria, "che di problemi ne ha" spiega Dall'Olio, ma che non vuole far finta di niente.

L'iniziativa, per il sindaco Gianni Speranza, non deve rimanere isolata "perché il comune, con il supporto delle ong, vuole portare davanti al mondo un'altra immagine di Lamezia che non sia solo terra di mafia e immigrazione. Lamezia è anche vivace, capace di proporre cose nuove, positive. Su questo vogliamo scommettere e investire". E perché "quando di perde la libertà in un luogo, è un pezzo di libertà che perdiamo tutti".

22 novembre 2007

I giorni della Lince a Punta Alice


da ilcrotonese.it
Cirò Marina - Di solito, sono gli storici a ricostruire gli avvenimenti importanti del passato. Questa volta, l’eccezione è rappresentata da un ex-marinaio, Antonino Trifirò, che è riuscito a mettere insieme la storia della torpediniera Lince e del suo equipaggio composto di 160 uomini e a rintracciare il cuoco di bordo, Bruno Lombardi, che è proprietario di un albergo nella frazione marina di San Mauro Pascoli (Forlì). Ebbene, quando ha saputo che Antonino Trifirò era di Cirò Marina, Bruno Lombardi è scoppiato a piangere ed ha mormorato “Vi siete ricordati di noi...”.

Sì, perché sui fondali marini della città di Cirò Marina giace il relitto della torpediniera Lince, una delle unità della Regia marina militare italiana, che s’incagliò nel mare di Punta Alice il 4 agosto del 1943 e fu affondata il 28 agosto del 1943 dal sommergibile inglese Ultor. Il sommergibile nemico lanciò due siluri, facendo saltare in aria la poppa della nave ed uccidendo dodici marinai, che erano a bordo. Il resto dell’equipaggio era sulla spiaggia prospiciente, dove era stato allestito il campo militare. La fortissima esplosione investì anche il peschereccio della famiglia Martino, che si trovava a 20-30 metri dalla riva e a qualche metro di distanza dalla Lince, e provocò la morte di un bambino della frazione Marina di Cirò (l’attuale Cirò Marina), che, quella mattina, era sulla spiaggia ed era stato accolto sull’imbarcazione a remi, perché voleva assistere alla pesca.
Del bambino si ricorda solo il cognome “Tridico”: il suo corpo non fu più ritrovato. Riuscirono invece a sopravvivere all’esplosione i pescatori della famiglia Martino, il capofamiglia Francesco e i figli Pietro e Vincenzo, ma l’allora ventenne Pietro perse una gamba, maciullatagli da una delle lamiere della nave. Il giovane uomo fu soccorso da un altro peschereccio, quello della famiglia Malena, fu trasportato con un treno merci a Rossano, dove gli amputarono la gamba.
Ancora oggi, il signor Pietro Martino rivive quelle ore terribili e le mette in relazione con la quiete che precedette la tragedia, vale a dire con il momento in cui il bambino chiese loro di salire sul peschereccio (capitava spesso ai pescatori d’imbarcare dei bambini) e con il momento in cui il loro peschereccio affiancò la Lince e un alto ufficiale, che passeggiava sul ponte della torpediniera, rispose al loro saluto.
Quando il primo siluro colpì la torpediniera, Pietro, alla vista di quell’inferno, domandò meccanicamente al padre Francesco “papà dov’é andato il comandante?”, poi esclamò come inebetito “papà, mi manca una gamba: mi ha colpito qualche lamiera”.
Il funerale dei dodici marinai della Lince fu officiato da don Ernesto Terminelli nella chiesa di San Cataldo Vescovo, dove gli addolorati commilitoni recitarono la preghiera del marinaio. Dopodiché, essi si disposero a partire e ad ubbidire a nuovi comandi. A Punta Alice, l’equipaggio superstite smantellò il campo militare e si accomiatò dagli abitanti del borgo della Marina con i quali aveva stretto rapidamente amicizia. I racconti fioriti all’epoca sono un’infinità: per esempio, sembra che una donna del posto dovette impiegare due giorni per estrarre le spine dei fichi d’india che un goloso marinaio del nord si era nascosto sotto la maglia.
Un racconto vero riguarda invece un marinaio di Cariati, Francesco Donnici, che fu destinato dai suoi superiori a stare di guardia alla Lince e che conobbe una ragazza della Marina, con la quale successivamente si sposò, stabilendosi a Cirò Marina, dove vive tutt’oggi.
Non meno suggestivo è l’indizio che ha permesso, all’incirca un anno fa, all’irriducibile Antonino Trifirò di rintracciare il cuoco di bordo della torpediniera Lince, il signor Bruno Lombardi, e di stringere amicizia con lui, con la moglie Ester e la figlia Cristina. E’ successo che un giovane esponente della famiglia Martino fece vedere a Trifirò un vecchio articolo di un giornale locale, datato 19 settembre del 1993, in cui si leggeva che, dopo 50 anni, si erano incontrati con le rispettive famiglie a San Mauro a Mare, presso l’albergo Lombardi, i superstiti dell’equipaggio del cacciatorpediniere Lince. Al capillare lavoro di ricerca dei superstiti si erano dedicati lo stesso Bruno Lombardi, il medico di bordo Falco Lazzari di Rimini, il sergente Antonio Chiabotto di Torino e il sottocapo fuochista Agostino Tacchinardi di Gorizia.
Letto l’articolo, Antonino Trifirò rintracciò (all’ennesimo tentativo) telefonicamente Bruno Lombardi, il quale recentemente gli ha addirittura inviato le foto originali della Lince e del suo equipaggio (che corredano questo articolo), il diario di bordo scritto dal comandante, il valoroso sottotenente di vascello, Vitaliano Rauber, e i ritagli ingialliti de Il resto del Carlino e di altri quotidiani che parlano del destino della Lince. Ovviamente, i superstiti sostengono che “la data nera della nostra unità navale è il 28 agosto del 1943, quando a Punta Alice, nei pressi di Cirò Marina, fu distrutta da due siluri di una nave nemica”.
Epperò, il macchinista della Lince, emigrato in Australia subito dopo la guerra, per uno strano gioco della sorte si è ritrovato come vicino di casa un ex-marinaio inglese che era imbarcato sul sommergibile che, la sera del 18 gennaio del 1943, silurò la Lince a Tripoli, danneggiandola gravemente e dando il via alle successive vicissitudini che condussero la torpediniera a Trapani, a Taranto e infine a Punta Alice.
Il messaggio è che la guerra é sempre assurda e seminatrice di lutti. E Antonino Trifirò, che lasciò ventenne la Marina, perché “mi avrebbe condotto lontano dalla mia amatissima Cirò Marina”, vorrebbe che dalla storia recuperata della Lince nascesse un monumento ai giovani marinai caduti nel mare di Punta Alice e al piccolo Tridico e un invito ai marinai superstiti a visitare i luoghi della loro memoria.

Domenico Chiarello di 109 anni, ultimo cavaliere di Vittorio Veneto



da ilcirotano.it
CIRO'MARINA
. - L’Esercito festeggia il più anziano dei Cavalieri di Vittorio Veneto: Domenico Chiarello che ha compiuti lo scorso 5 Novembre ben 109 anni. A consegnargli il calendario dell’esercito militare, dove è ritratto Chiarello insieme all’altro cavaliere Delfino Borroni, e la targa offerta dal capo di stato maggiore dell’esercitoi, è stato il Generale di Brigata Pasquale Martinello, comandante del commando Esercito Calabria, su delega del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito generale del Corpo d’armata Fabrizio Castagnetti. In occasione dei festeggiamenti una troupe di militari hanno preparato un servizio che sarà proiettato giovedì 22 Novembre durante la presentazione ufficiale della presentazione del calendario dell’Esercito, presso la biblioteca dello Stato Maggiore a Roma. Ad accompagnare i militari e la gente accorsa all’evento, la banda musicale che ha intonato la famosa “Il Piave”, alle cui note il signore Chiarello ha dato forti segnali di ricordi, come pure il calendario da cui non voleva staccarsi, avendosi riconosciuto nella foto.” Un ragazzo del 98, riferiva il Generale Martinello, che ormai fa parte della nostra storia, già Cavaliere di Vittorio Veneto, noi continuiamo a ricordarlo, lui ha aperto la strada, con lui si ricorda lo spirito del dovere e l’attaccamento e il rispetto alla Patria, i valori dell’Italia di chi ha combattuto due guerre, giovanissimo aveva 17 anni quando veniva reclutato con il 19° Reggimento “Brescia”. Chiarello aggiunge il Generale ha dimostrato la via dell’onore, il sacrificio, ci ha tramandato lo spirito del dovere, e siamo orgogliosi di essere qui oggi a festeggiare i suoi 109 anni”. Tra i militari partecipanti il Maggiore Saverio Sinopoli, il tenente colonnello medico Raffaelle Riso, il capitano Massimo Carta. Anche il comune di Cirò Marina era presente con la figura dell’assessore Pasquale Cataldi. Una vita vissuta fino in fondo quella di Chiarelli, nato nell’entroterra calabrese a Umbriatico dove si occupò di agricoltura e allevamento di bestiame fino al 1978 quando poi decise di seguire l’unico figlio Luigi venendo a vivere a Cirò Marina. Fino a due anni fa ci racconta la nuora la sig.ra Maria, faceva lunghe passeggiate sul lungo mare, ha una mente lucida dai ricordi lontani, non ha mai accusato dolori reumatici, camminava come un ragazzo, era molto attento alla sua dieta a base di verdure, amava le cicorie, la vita sana, tutte le mattine ancora oggi gli preparo un uovo con un po’ di vino rosso, e mangia tutti i giorni la carne, ma ha messo al bando i fritti, e i salami, forse il suo segreto sta nel vino rosso, nelle uova e nelle cicorie chissà, certo è che vivendo per molti anni all’aria aperta a contatto con i boschi primigeni di Umbriatico consumando cibi sani, e acqua fresca dei ruscelli, si potrebbe superare i 100 anni come ha fatto il signor Chiarello, il più anziano d’Italia.

Giuseppe De Fine

19 novembre 2007

'Avanti popolo ara riscossa...U viver e piazza rossa!'.



Così esordiva il maestro Elio Malena in alcune serate malinconiche cirotane di qualche tempo fa,tra un bicchiere di vino e l'altro al Max.
...Mi correggo...diciamo che esordiva con una 'poesia',che terminava con questa frase.
Era particolarmente amareggiato ,il maestro,ma con allegria recitava versi in rima che parlavano di...'un'opera d'arte'!...LA BELLISSIMA FONTANA DI PIAZZA ROSSA!.
Infatti erano appena terminati i lavori per la costruzione della fontana in piazza rossa,un incrocio tra un'arca di Noè e come la definiva il Maestro...NU VIVER,tradotto in italiano,ABBEVERATOIO per animali...in particolare...per ASINI,il maestro diceva.
Ma perchè Vi racconto questo aneddoto,forse simpatico, ma apparentemente insignificante?
Beh...ieri sera dopo un annoiante sabato sera Cirotano,facevo un giro in auto prima di tornare a casa...per 'allungare un po il brodo' visto che era un po presto.Ho girato dal lungomare all'altezza del senso unico che Noi tutti conosciamo bene,e mi sono trovato davanti ad un bivio,come capita spesso nella vita,vado a destra o vado a sinistra (di via Vittorio emanuele ovviamente)???...e ho scelto di andare a destra!...Avrò fatto bene???...chissà!
Ma a Cirò Marina,dove tutto è 'particolare',se vai a DESTRA ,a quel bivio,trovi pensa un po...Piazza Rossa!,paradossale coincidenza!
Ma lo stupore e' stato forte!
Dov'e' finito 'U VIVER'...ops...la fontana?
Non c'e' piu'!!!.Al suo posto macerie.L'hanno rasa al suolo!
Sono rimasto senza parole,e non per l'oltraggio 'all'opera d'arte',ma per L'OLTRAGGIO ALLA MISERIA...alla Nostra MISERIA!
Un tripo oltraggio!
1) Per i soldi sprecati per costruirla.
2) Per i soldi sprecati per abbatterla.
3) Per i soldi che sicuramente si sprecheranno per andare a collocarci un altro inutile 'OPERA'!
Sembra quasi,volendo malignare,l'abbattimento delle statue al cambio di regime...
Mi verrebbe da coniare un nuovo slogan:'IL COMUNE LI FA...E IL COMUNE LI DISTRUGGE!'.
E' davvero il caso di dire POVERI NOI!
AVANTI POPOLO ALLA RISCOSSA!!!...ops dimenticavo...L'EX VIVER E PIAZZA ROSSA!

CATALDO FERRARO